KUZU, un amico del sistema GastroEnterico

KUZU

un amico del sistema GastroEnterico

kudzu pueraria lobata fiore

Tratto da L’alimentazione durante la chemioterapia di Franco Berrino Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva - Istituto Nazionale Tumori, Milano.

…In caso di gravi infiammazioni delle mucose, va molto bene mangiare i cereali integrali sotto forma di crema, ad esempio la crema di riso (una tazza di riso integrale in sette tazze di acqua, sale marino, cuocere per due-tre ore a fuoco basso poi passare al setaccio in modo da togliere le fibre; oppure si può partire da una semola di riso integrale, meglio se macinata di fresco e poi tostata, con cui si può fare una crema in 10-15 minuti, sempre da passare al setaccio).

Il trucco e’ aggiungere il Kuzu che ha la proprietà di irrobustire le pareti dell’intestino.

Se ne scioglie un cucchiaino in una tazza di acqua fredda e lo si porta ad ebollizione fino a che la preparazione non diventa trasparente, a questo punto si aggiungono alcune gocce di tamari (salsa di soia). Va bene anche ispessire/addensare con il kuzu la crema di riso.

Le mucositi del tubo digerente causano infatti un’aumentata permeabilità intestinale, che favorisce l’assorbimento di sostanze potenzialmente tossiche.

Per contrastare l’aumentata permeabilità è utile ispessire la crema di riso con l’amido tratto dalla radice del kuzu (sciogliere un cucchiaino di kuzu in poca acqua fredda, aggiungere alla crema e far bollire per pochi minuti). “

Nota bene: Il sistema gastroenterico è sempre infiammato nelle patologie autoimmuni e nelle patologie nervose.

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La pianta del Kuzu (Pueraria lobata) è una pianta rampicante che cresce spontanea in tutto il Giappone, Hawaii e anche in America, e si adatta ai terreni più poveri, utile al suolo per difendenderlo dall’erosione.

Il Kuzu è una pianta perenne e longeva, in grado di vivere fino a 100 anni. E’ una pianta molto resistente, i suoi rami possono crescere anche di 15 metri in una stagione, mentre le sue radici possono raggiungere i 100 metri di lunghezza.

Come caratteristica botanica sappiamo che si tratta di una leguminosa, le sue radici ospitano batteri che fissano l’azoto dell’aria nel terreno, fertilizzandolo, quindi è una pianta utile all’ambiente.

Il kudzu è diffuso soprattutto in Giappone e cresce prevalentemente sulle pendici delle montagne e dei vulcani sulla lava solidificata.

 

Pianta Kudzu

È presente nell’elenco dei 100 organismi viventi più infestanti al mondo stilato dalla IUCN.

Ma il Kuzu ci interessa soprattutto per l’amido che viene ricavato dalle sue radici.

radici kudzu

 

Da questo amido si produce l’unica fecola con proprietà alcalinizzanti / curative, ricca di carboidrati e di sali minerali (calcio, fosforo e ferro).


Il suo amido disinfiamma, lenisce e stimola la guarigione di tutto il tratto digerente.

Svolge un’attività trofica e tonificante a livello del colon, si pensi che in Giappone viene usato anche nelle cure ospedaliere e viene utilizzato da secoli sia come alimento che come rimedio naturale.

E’ fondamentale però che sia di buona qualità, perché essendo un alimento molto ricercato (e abbastanza costoso) è uno degli alimenti giapponesi più contraffatti.

La lavorazione del Kuzu si effettua durante l’inverno, quando la pianta ha perso le foglie e quando tutta l’energia e la linfa sono concentrate nelle radici; le piante migliori sono quelle che crescono in montagna.

I contadini salgono sulla montagna ed estraggono con il piccone le lunghe radici, le tagliano a pezzi di circa un metro, e le trasportano ai camion che le faranno giungere alla fabbrica. In fabbrica quelle radici vengono schiacciate e lavate nell’acqua della montagna, dando origine ad un impasto che viene filtrato per togliere le fibre più grossolane.

L’acqua lattiginosa che ne risulta viene lasciata riposare in grandi contenitori dove l’amido si deposita sul fondo formando diversi strati: le impurità più sottili galleggiano e risalgono sulla superficie, mentre le fibre ed i materiali più densi si adagiano sul fondo.

Quindi, una volta liberata la polpa utile dallo strato superiore, si conserva soltanto lo strato di mezzo.

Questo è di nuovo sottoposto a lavaggio e sedimentazione, e questa operazione viene ripetuta più volte, finché resta solo una polvere impalpabile: questo è l’amido di qualità più elevata, che si depositerà a formare una crosta dura e densa, che poi verrà venduta in tocchetti bianchi simili a gessetti.

Tutto il processo deve essere svolto nel periodo tra Dicembre e Marzo, perché se la temperatura dell’aria è troppo elevata si originano delle fermentazioni che rovinano l’amido. Quindi è fondamentale che il procedimento di estrazione e raffinazione sia quello, altrimenti il prodotto non può essere sicuro.

amido fecola kuzu

In Giappone si commercializzano due tipi di kuzu: lo “hon kuzu” o “vero kuzu”, ed il “nami kuzu”, prodotto con amido di patata dolce, o con una miscela di amido di kuzu (dal 15 al 50%) e patata dolce.

Le caratteristiche del vero kuzu derivano dalla ridottissima dimensione dei suoi granuli di amido, che sono tre-cinque volte più piccoli (e quindi, secondo i principi dell’erboristeria tradizionale orientale, più yang ed energetici) di quelli estratti dalla patata dolce.

L’aspetto più importante è che nel Kuzu autentico ci sono oligoelementi che nella patata dolce (utilizzata per miscelare e produrre l’altro tipo di Kuzu) sono assenti.

  • il Kuzu ha un effetto alcalinizzante sul sangue; è l’unica fecola che presentare questa caratteristica (a differenza di arrow-root, amido di mais, ecc.) perciò contrasta l’acidosi sistemica spesso presente nei soggetti con condizioni di neuroirritazione.
  • È stato usato da secoli per alimentare in modo leggero ma rinforzante persone che soffrono di problemi intestinali (diarrea, ecc.), raffreddore e tosse, o febbre.
  • È un amido estremamente digeribile ed assimilabile, spesso usato negli ospedali giapponesi come cibo per anziani ed infermi costretti a dieta liquida.
  • Aggiunto a piatti di verdure e frutta a fine cottura li arricchisce di una consistenza vellutata molto apprezzata. Nel caso della frutta, in particolare, ne contrasta l’effetto di disturbo che questa può esercitare sugli intestini deboli.
  • Può essere utile in caso di disturbi digestivi, nausee, dolori muscolari, malattie da raffreddamento, febbre e stitichezza.



 

Modalità d’uso:
Il Kuzu è ottimo per addensare salse, zuppe, sughi, dolci, gelati e composte.
Va impiegato nell’ordine del 8% in relazione ai liquidi, i quali debbono raggiungere la temperatura di 90° prima di essere combinati al kuzu. Quando serve per addensare creme o gelati la soluzione va successivamente fatta rapprendere in frigo per almeno 1 ora.


Ottimo inoltre per migliorare la sofficità dei prodotti da forno.
 Ma può essere utilizzato anche nella pastella della frittura perché rende il fritto più croccante (e nel frattempo svolge al sua azione lenitiva).

Per disinfiammare l’intestino e calmare i bruciori di stomaco e togliere le voglie di dolce:

sciogliere un cucchiaino da caffè colmo di Kuzu, con circa 1/4 di litro di succo di mela trasparente, senza zucchero bio, e far bollire lentamente, mescolando finché il liquido non diventa trasparente. Bere tiepido.


Oppure

Per stimolare la peristalsi intestinale:
unire il kuzu disciolto in acqua al posto del succo di mela a della crema di riso integrale (riso stracotto) o a un pezzetto di“prugna” o 1 cucchiaino di purea di umeboshi disciolta e cotta nell’acqua

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